Competenza ed esperienza

 

Lo Studio Braconaro- Toscano con sede a ORBASSANO offre da anni assistenza legale in CONTENZIOSO BANCARIO con un'equipe di Avvocati e Commercialisti specializzati. Lo Studio mette al servizio del cliente la propria professionalità in diversi rami del diritto con garanzia di qualità e serietà.

 

Cos'è il contenzioso bancario

Il contenzioso bancario è un termine che si riferisce a tutte quelle procedure giudiziali e stragiudiziali che si metteno in campo al fine di risolvere problematiche che possono sorgere nel rapporto tra le banche ed i propri clienti (imprese, famiglie).

Le principali anomalie bancarie riscontrabili sono:

 

Addebito di interessi passivi ultralegali e indeterminati; "Gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto; altrimenti sono dovuti nella misura legale".


 

INTERESSI INVALIDI IN UN CONTRATTO NON CONCLUSO IN FORMA SCRITTA:

Si applicherà il TASSO LEGALE (ex art. 1284 c.c.). Il contratto è insanabilmente nullo, come prescritto dall’art. 117, n. 3, T.U.B.).

L’anatocismo, ovvero il meccanismo di produzione degli interessi sugli interessi, viene definito dall’art. 1283 del codice civile. La norma prevede che "In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno da sei mesi". Il conto corrente bancario, dal punto di vista giuridico, si differenzia dal contratto di conto corrente ordinario, disciplinato dagli artt. 1823-1833 c.c., in quanto il saldo derivante dalla compensazione tra crediti e debiti non è inesigibile fino alla scadenza del conto, ma può essere richiesto in pagamento in qualsiasi momento. La mancanza di una puntuale definizione normativa, la fattispecie in esame si configura come contratto "atipico", permettendo alle banche, nei rapporti di conto corrente, di derogare la prescrizione a mente dell’art. 1283 c.c.. Tale deroga, secondo uso bancario e non normativo, avveniva mediante computo degli interessi, con cadenza trimestrale e con contestuale imputazione degli stessi (interessi maturati trimestralmente) in conto corrente, conseguendone che gli interessi venivano sommati al capitale (ovvero capitalizzati) e producevano altri interessi. La capitalizzazione degli interessi, quindi, produce un aumento del debito in linea "capitale" tale da comportare anche la maggiorazione del costo che il correntista deve sopportare (interessi e commissioni). Ciò solo per gli interessi passivi e non anche per gli interessi attivi, costituendo dunque una evidente disparità di trattamento per la clientela.

La prassi sopra esposta è stata utilizzata fino all’anno Duemila, quando le modifiche apportate all’art. 120 del Testo Unico Bancario (d.lgs 385/1993: "Il Cicr stabilisce modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria, prevedendo in ogni caso che nelle operazioni in conto corrente sia assicurata nei confronti della clientela la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori.") e della conseguente delibera Cicr del 9 febbraio 2000 (Pubblicata sulla G.U. del 22 febbraio 2000, n. 43, serie generale, entrata in vigore 60 giorni dopo la pubblicazione, ha stabilito: "(...) Art. 2. – (Conto corrente) – [1] Nel conto corrente l’accredito e l’addebito degli interessi avviene sulla base dei tassi e con le periodicità contrattualmente stabiliti. Il saldo periodico produce interessi secondo le medesime modalità. [2] Nell’ambito di ogni singolo conto corrente deve essere stabilita la stessa periodicità nel conteggio degli interessi creditori e debitori. [3] Il saldo risultante a seguito della chiusura definitiva del conto corrente può, se contrattualmente stabilito, produrre interessi. Su questi interessi non è consentita la capitalizzazione periodica").

 

ADDEBITO DI COMMISSIONI DI MASSIMO SCOPERTO ED ALTRE COMMISSIONI BANCARIE. Una commissione, per essere valida, deve rivestire difatti i requisiti della determinatezza o determinabilità dell’onere aggiuntivo che viene ad imporsi al cliente, e ciò è solo quando sono previsti esplicitamente il tasso della commissione, i criteri di calcolo, e la sua periodicità (così Tribunale Reggio Emilia, sez. II, n. 650 del 23 aprile 2014).

 

ADDEBITO DI INTERESSI USURARI.  Con la Legge del 7 marzo 1996, n. 108 recante "Disposizioni in materia di usura" è stata varata una riforma delle norme atte a contrastare un fenomeno particolarmente diffuso nel tessuto produttivo nazionale. L'art. 1 della succitata legge ha sostituito l'art. 664 del Codice penale introducendo e disciplinando il reato d'usura. Esso si considera verificato quando, in un rapporto a prestazioni corrispettive di denaro, la controprestazione superato il limite di un determinato tasso d'interesse fissato per legge, il c.d. tasso usuraio. Nel contempo viene abrogato l'art. 664-bis del Codice penale, che disciplinava la c.d. usura impropria, che caratterizzava il reato di usura come la richiesta di "interessi o altri vantaggi usurai" approfittando "delle condizioni di difficoltà economica o finanziaria di persona che svolge una attività imprenditoriale o professionale"; nella passata formulazione mancava quindi l'automaticità della sussistenza del delitto di usura, introdotta dalla legge del 1996. L'articolo 2 della citata L. 108/96 stabilisce inoltre le modalità di determinazione dei tassi usurai: sono da considerarsi tali i tassi che superano della metà i Tassi Effettivi Globali Medi (T.E.G.M.), rilevati trimestralmente dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (in precedenza Ministero del Tesoro) e pubblicati in G.U. con Decreto Ministeriale. Al fine di evitare facili aggiramenti ed elusioni della normativa, il T.E.G.M. comprende gli oneri accessori addebitati a vario titolo con l'erogazione del credito, rendendolo sostanzialmente equivalente al Tasso Annuo Effettivo Globale (T.A.E.G.) introdotto dal Testo Unico Bancario nell'ambito della trasparenza dei contratti bancari.

 

 

 

CARENZA DELLA FORMA PREVISTA PER I CONTRATTI BANCARI

 

Continuando nella panoramica dei più frequenti vizi eccepiti dalla clientela, si possono individuare in particolare tre diverse ipotesi relative alla forma dei contratti bancari:

1)   CARENZA DELLA FORMA SCRITTA DEL CONTRATTO BANCARIO EX ART. 117 T.U.B.:

2)   MANCANZA DELLA SOTTOSCRIZIONE DELLA BANCA O DEL CLIENTE NEL CONTRATTO

3)   MANCATA CONSEGNA DELLA COPIA DEL CONTRATTO AL CLIENTE:

Sinteticamente si può osservare:

Sub numero 1):

Nel caso di inosservanza della forma prescritta il contratto bancario è nullo.

L’art. 117 T.U.B. dispone:

"I. I contratti sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti”. (…) III. Nel caso di inosservanza della forma prescritta il contratto è nullo".

La Cassazione ha precisato, riguardo alle conseguenze della nullità sul tasso applicato in rapporto, che neppure la ripetuta approvazione di estratti conto da parte del cliente può valere a sanare la mancanza della forma scritta del contratto (Sentenza n. 9791 del 18 novembre 1994):

"Nel rapporto di conto corrente bancario la pattuizione di interessi ultralegali può avvenire soltanto mediante un atto sottoscritto o separatamente accettato per iscritto da entrambe le parti, a nulla rivelando che il contratto di conto corrente sia a forma libera; pertanto l'approvazione, ancorché ripetuta di estratti conto nei quali siano conteggiati interessi superiori al tasso legale, non può supplire alla mancanza dello scritto, perché, non essendo espressione diretta di un tale accordo, non documenta la stipulazione del patto".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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